
- Il lago dice
- Guardando alla terra
- Quando ero nuvola
- Respiro d’aprile
- A grandi passi
- Neve a S. Siro
- Jungle party
- Il re della pioggia
- Fino al bosco
- Donnel und blitz 1
- Donnel und blitz 2
- Navigazione regolare
- Sorvolando le dita
- Ad un passo dal cielo
- Lo specchio
- Dove nuotano le anatre
- Clear girls (looking out)
- Master analogico del 6 agosto 1988 su bobina Maxell UD da 1/4 di pollice a 19 cmps stereo registrato con un Revox B77 MkII e DBX II
- Prima rimasterizzazione digitale: 16 novembre 2000
- Definitiva edizione digitale: 10 novembre 2003
Composto e registrato tra i mesi di febbraio e settembre 1988, con strumenti un po’ più potenti rispetto all’opera precedente, si avvale anch’esso di riversamenti successivi da cassetta (con Dolby “B”) a bobina e vice-versa, ma questa volta coadiuvati da un buon riduttore di rumore DBX-II; la tecnica compositiva è molto varia e la qualità delle registrazioni analogiche è molto buona.
L’alternativa al cielo è un’opera meno omogenea rispetto a Nel corso del tempo, per alcuni versi appare più sperimentale ma tuttavia più incline ad un certo estetismo.
La diponibilità di nuovi strumenti più potenti e versatili si fa sentire soprattutto da un punto di vista prettamente sonoro; tuttavia rimane pressoché immutata la tecnica compositiva spesso orientata ancora all’improvvisazione: sono i suoni a ispirare la musica; ogni nuovo patch creato (con il D-50 in particolare) suggerisce un nuovo brano.
Le novità importanti stanno nell’uso non ortodosso del sequencer (usato per trattare, stravolgere e sovrapporre le diverse tracce), e nella possibilità di controllare da computer direttamente gli oscillatori (operatori) dei sintetizzatori.
Un po’ come Siddhartha ascolta il fiume scorrere e ciò che il fiume gli dice, questo vuole essere uno dei numerosi omaggi e citazioni al lago (Como) presenti nell’opera. Essenzialmente il DX-7 e il D-50 quasi all’unisono a tessere una nenia sospesa ed inquietante a tratti calma, a tratti violenta ed imprevedibile.
Brano molto ardito fatto di lievi dissonanze su di un’onda sonora regolare. Quasi interamente composto con il DX-7 controllato direttamente dal computer che ne modifica la frequenza degli operatori (il nome degli oscillatori digitali del DX-7). Il D-50 ne contrappunta i momenti topici. Tutto il brano è piuttosto cupo e rassegnato… nel finale appaiono raggi di luce chiara.
Brano dalla storia un po’ travagliata. Registrato in origine nello studio di Stefano Villa a Campione d’Italia, ha subìto numerosi ritocchi allo scopo di ottenere il suono finale: pastoso, lontano e secco allo stesso tempo. Purtroppo il nastro master si è leggermente rovinato all’inizio e in un paio di altri punti: il lavoro di ripulitura in sede di rimasterizzazione digitale ha potuto mascherare alcuni difetti ma non è riuscito ad eliminarli completamente. La musica è molto melodica e “libera” al tempo stesso. Il finale è un po’ tronco.
Brano semplice fatto di calme oscillazioni attorno ad una elementare struttura. Ricorda un po’ alcuni brani di B.Eno in “Another green world”.
In assoluto uno dei miei pezzi preferiti! Estremamente intenso e profondo, ha un andamento epico che narra delle infinite quanto inutili ed inevitabili guerre (grandi e piccole) che ogni giorno si consumano e che generano in modo inutile ed inevitabile dolore. Una semplice batteria elettronica incessante ed immobile su cui si appoggiano splendide melodie del D-50 e del DX-7 su sonorità soprattutto d’organo del Logan String Melody II . Il brano è lungo oltre 10 minuti, ma non dà stanchezza, ed offre visioni melodiche ma anche stimoli ritmici: sulla base di batteria in 4/4 l’organo traccia melodie e ritmi in 3/4 e 7/8 che spesso sfuggono al ritmo principale per poi esserne riattratti. Il master soffre di qualche rumore di sovramodulazione in sede di trasferimento in digitale avvertibile soprattutto in cuffia sul canale destro.
Semplice e scarno. Come a volersi nascondere sotto alla neve. Alla maniera di alcuni brani di B.Eno.
Il primo brano in cui compare l’uso creativo del sequencer: le tracce sono quantizzate (per quartine e per terzine) , sovrapposte, doppiate e stravolte. La costruzione ritmica è essenzialmente melodica: la melodia costituisce il ritmo e le percussioni suonano improbabili melodie. Ricorda alcune sonorità dei Weather Report ed alcuni lavori di Frank Zappa (Jazz from hell). D-50, DX-7 e MT-32
Un tape-delay realizzato con due Revox uno a registrare ed uno a leggere il nastro a distanza di un paio di metri. Semplici pattern sonori ripetuti a sfumare.
Questo brano mi ha sempre fatto pensare a Oldfield, forse perchè nel suo “Hergest ridge” la sonorità dell’organo è in alcuni momenti molto simile. Un pezzo semplice, molto invernale, intimo e riservato, dedicato ai boschi di Brunate (CO).
Il sequencer usato in modo creativo, manipolando il materiale iniziale. Un po’ come un’opera di Gerhard Richter dove lui stravolge il dipinto iniziale. Tracce molto libere quantizzate in vario modo, sovrapposte, shiftate, ribaltate e ritardate. I patch del D-50 e del DX-7 che cambiano in continuazione senza controllo sono contrappuntati dal MT-32. Ritmo complesso ma preciso. Ricorda molto alcuni brani di F.Zappa in “Jazz from hell”. Il finale è (casualmente ovvio) particolarmente riuscito.
Stessa struttura del precedente con un susseguirsi di suoni più omogenei e ritmici e le percussioni MT-32 ad improvvisare con discrezione.
Pianoforte incessante e ribattuto con levi melodie di voci (sintetiche) e synt. Il titolo, come spesso tratto da un brano di Klaus, è molto calzante.
Questo brano è l’unico ad essere stato inserito anche in “900”. Innumerevoli passaggi attraverso digital delay, riverberi e riversamenti hanno prodotto un suono assolutamente spettacolare: ondate di organo basso che si spandono come sbuffi di fumo facendo da tappeto ideale a un’armonica molto lirica e coinvolta. Un pezzo che per la sua profondità necessita di un ascolto attento per apprezzare la delicatezza del canto dell’armonica. Anche questo brano, nonostante sia stato concepito e registrato in primavera, risulta alquanto invernale.
La solitudine del “cercatore” (der suchende) che ad un passo dall’illuminazione percepisce la sua solitudine di fronte all’immenso. Brano solo per organo. Molto denso e introspettivo. Il suono è ottenuto con sovrapposizione di D-50 e DX-7.
Questo pezzo, dal sapore molto sperimentale, è stato ideato e registrato a casa di Tony Serina: esperto programmatore assembler che era riuscito a controllare, in automatico, gli operatori del DX-7, con un semplice PC 286 interfacciato via MIDI col synt. Il brano è interamente e totalmente un DX-7 suonato in modo estemporaneo e riverberato con il REX-50. Musica contemporanea senza concessioni alcune.
Forse il brano più irrisolto e a disagio nell’opera. Papere e piccoli suoni a cantare semplici melodie inconcludenti. Tipico MT-32 sound.
Brano composto con Stefano Villa che lo aveva registrato nel suo studio probabilmente per utilizzarlo come base per successive sovraincisioni. Mi è piaciuta da matti l’idea di lasciarlo così spoglio, aggiungendo gli archi e un leslie all’organo. Ho sempre amato i brani spogli e inconclusi. Per me è perfetto così.
Opere di riferimento (ispiratrici?):
- Frank Zappa – Jazz from hell
- Robert Wyatt – Rock Bottom
- Mike Oldfield – Hergest ridge
- Klaus Schulze – X
- Keith Jarrett – Invocations
- Weather Report – Domino theory
Strumenti utilizzati:
- Pianoforte
- Logan String Melody II
- ARP Odyssey
- Roland D-50
- Roland MT-32
- Yamaha DX-7
- Siel Opera 6
- Chitarra elettrica
- Computer Atari 1040 ST
- Sequencer Steinberg Pro 24 III
- Riverbero digitale Yamaha REX-50
- Registratore a cassette Hitachi D90s
- Registratore a bobine Revox B-77 MkII
- DBX II modelli 122 e 144