Musica

Non so ascoltare la musica, la uso per ascoltare la mia anima.

Questo apparentemente banale aforisma racchiude forse il mio rapporto quasi ancestrale con la musica: più vado avanti con l’età, e più il suo significato profondo mi pare irraggiungibile. Più musica ascolto e più mi sembra di non conoscerla, allontanandomi sempre più dalla sua essenza. Eppure io ascolto davvero: mi siedo per ore a occhi chiusi, e quasi disdegno, anzi proprio disapprovo l’ascolto di sottofondo, e la musica lasciata andare come accompagnamento di qualche altra attività. Proprio non ce la faccio a sentire musica mentre faccio altro: non ce la faccio proprio a sentirla, devo ascoltare.

Ho invece un enorme rispetto per la musica da film: sono sempre più consapevole di quanto la colonna sonora rappresenti l’architrave portante delle emozioni che il film cerca di veicolare.

L’organizzazione dei suoni nel corso del tempo.

Adoro questa definizione. Precisa, lineare, non fraintendibile. Come adoro la definizione “espressione di un presagio” dell’opera d’arte. Sì, per me la musica è assolutamente arte nel senso più puro del termine, e addirittura penso sia l’arte più vicina alla divinità, per la sua capacità di travalicare le culture, le lingue, e le religioni stesse. La musica trasmette senza usare un linguaggio: il suo unico media è l’aria stessa. Non ha bisogno di simboli che necessitino di un substrato culturale.

La musica passa dalle orecchie e va al cuore direttamente.

Iniziamo.

I miei artisti di riferimento. I miei dischi essenziali. I dischi che mi hanno tanto ispirato.

  1. Artisti
  2. Album fondamentali