Perché la mia musica non può essere colonna sonora.

Molte volte la mia musica è stata definita come “adatta a commento musicale di immagini”. Anche se tale etichetta è certamente più plausibile in riferimento alle mie opere più datate, tale definizione mi è rimasta appiccicata a lungo. Vorrei cercare di chiarire perchè non la ritengo corretta.

Per prima cosa la mia musica ha molto poco o nulla di “visivo”: è poco evocativa e pochissimo incline all’estetismo fine a sé stesso. Al contrario di quel genere che un paio di decenni fa era chiamato “new age”, dove l’estetica dell’oggetto era il tutto proprio per permetterne l’uso specifico di musica meditativa, le mie creazioni non hanno nulla di ammiccante alla vuota evocazione: semmai mirano al trascendente.

La mia musica, in tal senso, potrebbe essere considerata più “religiosa” nel senso lato del termine ovviamente. Già da Nel corso del tempo, i contenuti semantici più evidenti, tendono a concetti quali i ricorsi storici, l’ineluttabilità delle cose, l’incapacità di esprimere le epifanie, ed in genere il rapporto dell’artista con il suo creatore e con l’universo.

Tutto ciò non significa affatto che io sia fortemente interessato al rapporto fra musica e immagini; non mi riconosco per nulla nei talebani del purismo musicale, e non escludo affatto di riuscire a creare video sulle mie musiche.

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