
- M.C.Escher
- Mrs. Dalloway
- Wy at end?
- Free fall
- Black sky
- L’ultimo volo per Tokyo
- Next to you
- Night ride
- Sorvolando le dita
- ‘900
- An end
- Master digitale del 5 luglio 1995 su DAT
- Prima rimasterizzazione digitale: 5 novembre 2000
I brani dell’opera appartengono ad un periodo piuttosto lungo: approssimativamente dal 1990 al 1995. E’ un lavoro quindi necessariamente molto eterogeneo, ma coerentemente col passato rimane la ricerca del suono ed il rifiuto dell’estetica a tutti i costi e della moda: meglio una buona intuizione espressa nella sua naturalezza originale, che un’idea geniale annacquata da estetismi artificiosi e posticci.
La strumentazione si è ulteriormente evoluta, ma in ogni caso sono sempre i singoli suoni (che rappresentano ogni volta un nuovo strumento) a suggerire le composizioni. Basti ad esempio il suono del brano “900”: un singolo splendido patch per D-50 che basta da solo per tutto il brano. La programmazione dei sintetizzatori costituisce a tutti gli effetti un fondamentale momento della composizione.
Per la prima volta alcuni brani hanno potuto essere registrati direttamente in digitale su DAT. Ne guadagna la pulizia generale e la dinamica più credibile e meno artificiosa cha altrove. Per alcuni brani è stato utilizzato un piano campionato Kawai.
1. M.C.Escher
E’ il primo brano composto con un importante ausilio del computer che è stato programmato ad “improvvisare” (possibile?) sulla base di organo. Ne risulta un pezzo molto originale, gradevole e ben poco catalogabile (come spesso accade nelle opere di Klaus) dove le percussioni (marimba e xilofoni) ricamano immagini “alla Escher” ed il rigore matematico traspare nonostante la sensazione di libertà. L’organo è del D-50, il resto è tutto MT-32.
Una specie di pezzo “disco” in 4/4 con 2 patch di D-50 a disegnare melodie ben poco adatte alla “disco”… eppure lo trovo tremendamente ballabile.
3. Wy at end?
Il titolo è un gioco di parole per omaggiare Robert Wyatt. Ho sempre trovato le scelte musicali di Wyatt tanto elementari quanto geniali: mai una concessione alla moda del suono ad effetto! I suoni qui non sono ricercati: sono semplici e asciutti; i ritmi si sovrappongono in modo quasi liberi e scaturiscono dai suoni stessi (l’organo impulsato del D-50 genera ritmi ed armonie che si sovrappongono con gli organi del MT-32). Le voci che si sentono nel finale proprio non ricordo come siano finite lì (un po’ di onestà non guasta).
4. Free fall
…basta non sbagliare i tasti e qualunque sequenza di note può diventare melodia. Quando poi si esagera si arriva proprio alla “caduta libera”. Mi fa venire letteralmente le vertigini, ma non sposterei una nota dal suo posto… certo che di note ne sono “cadute” proprio tante! Il computer ha dato una mano nel “ripulire” dalle note sbagliate eventualmente premute per errore… e per intricamento di dita! Da un volo sereno, un improvviso stallo, la caduta a vite nel vuoto, e nel finale il ritorno all’equilibrio.
5. Black sky
Semplice melodia del D-50 su di un ciclo minimale. Poi due semplici melodie che si incastrano l’una nell’altra e un finale apparentemente irrisolto.
Qui il riferimeno a “Nerve Net” di B.Eno è esplicita, quasi un omaggio. O per lo meno queste erano le intenzioni iniziali: brano duro, secco, senza concessioni… poi come al solito ha prevalso l’istinto sul calcolo; ne è venuto fuori un brano anomalo: secco e duro nelle percussioni, dolce e melodico per il resto. La tecnologia e il cuore. Il piano è lo splendido campionato Kawai.
7. Next to you
Sono molto legato a questo brano. Risale al 91 o al 92. Si tratta di un tape delay simulato: un loop chiuso fatto con il sequencer dove solo il limite delle voci del D-50 permette di non finire in un marasma totale. Registrato in “presa diretta” su cassetta e DBX II, è una delle prime comparse di uno dei più bei suoni per D-50 che mi sia mai capitato di costruire (si tratta di un patch che poi mi farà arrivare a quello straordinario di “900”). Molto mistico.
8. Night ride
Ancora il computer a suonare da solo insieme a me. Mi eccita molto l’idea che una macchina stia suonando seguendo in modo parzialmente libero quello che sto suonando io. Solo D-50 in presa diretta.
Questo brano è l’unico ad essere stato ereditato da L’alternativa al cielo. Forse uno dei miei brani migliori in assoluto: forse quello che salverei dall’apocalisse. Innumerevoli passaggi attraverso digital delay, riverberi e riversamenti hanno prodotto un suono assolutamente spettacolare: ondate di organo basso che si spandono come sbuffi di fumo facendo da tappeto ideale a un’armonica molto lirica e coinvolta. Un pezzo che per la sua profondità necessita di un ascolto attento al canto dell’armonica.
10. ‘900
Il pezzo più importante, il più impegnativo ed impegnato. Un lungo assolo di D-50 con un patch strepitoso in grado di esprimere un’enorme varietà di sfumature. Molto intimo, dai numerosi riferimenti “inconsci” a tutta la musica del secolo (a mio modestissimo ed emotivo parere). Una singola improvvisazione fatta al buio totale con la cuffia sulle orecchie. Nessun paragone mi sembra possibile…
11. An end
Appena finito, ho immediatamente sentito la necessità di intitolarlo così… mi sembrava la conclusione ideale… di qualcosa, mi suonava da “fine”!
Opere di riferimento (ispiratrici?):
- Frank Zappa – Jazz from hell
- Robert Wyatt – Old rottenhat
- Cluster – Grosses wasser
- Brian Eno – Nerve net
- Brian Eno – Possible music
- R. Fripp – Evening star
Strumenti utilizzati:
- Pianoforte campionato Kawai
- Roland D-50
- Roland MT-32
- Yamaha DX-7
- Computer Atari 1024 ST
- Sequencer Cubase
- Riverbero digitale Yamaha REX-50
- Registratore a cassette Hitachi D90s
- Registratore a bobine Revox B-77 MkII
- DBX II modelli 122 e 144
- Registratore DAT Sony D1