Il lago (2017)

Brani

  1. Il lago
  2. Sommer Mitternacht
  3. Fidandosi ciecamente di Dio
  4. Twisted light
  5. Deeper
  6. Pedalando sul bordo
  7. I’ve been white, completely
  8. Sulla folla ad un funerale
  9. Snowy back to home

Anche Il lago ha dovuto attendere ben 7 anni prima di vedere la luce. Anni di grandi cambiamenti nei quali ho ritrovato le mie origini sul lago di Como, e dove ho potuto riscoprire la magia di quell’ambiente.

Per me il lago rappresenta la culla, la conca dove tutto confluisce e viene accolto, ma anche la profondità misteriosa e a volte spaventosa.

I 9 brani che costituiscono il lavoro, sono stati registrati fra il 2014 e il 2016 utilizzando esclusivamente VST e ProTools. Il plugin che regna su quasi tutti i brani è il versatilissimo Hybrid della Hair.

Come spesso accade l’ispirazione per i vari brani è scaturita direttamente dall’ascolto delle sonorità tipiche di Hybrid.

Il Lago è un lavoro piuttosto omogeneo: era dai tempi di “Nel corso del tempo” che non producevo un’opera così concettualmente univoca. Caratterizzato da poliritmica molto precisa e armonia molto scarna, nei brani spesso ci sono solo 2 o 3 accordi che si susseguono; tuttavia l’attenzione per l’aspetto timbrico è sempre molto elevata.

  1. Il lago

Brano molto intenso e importante: è uno dei miei preferiti con la violenza sonora che sa generare stordendo l’ascoltatore e trasmettendo un’immagine di enormi spazi e destino.

2. Sommer mitternacht

Sonicamente affine al brano precedente, è tuttavia più tendente all’introversione: ne rappresenta forse la parte più meditativa.

3. Fidandosi ciecamente di Dio

Brano davvero interessante. Su una base impulsata non molto distante dai brani precedenti, una strana “voce” sembra scandire brevi slogan o affermazioni, giocando con la musica.

4. Twisted light

Uno dei primi brani realizzati con ProTools e Hybrid: sequancer e ritmiche timbriche sulle quali suoni evocativi accennano melodie.

5. Deeper

Brano realizzato sempre con ProTools ma questa volta con uso massicio di delay molto lunghi sovrapposti. Ne risulta un “marasma” di suoni che si inseguono come in una profonda conca liquida. L’effetto di “liquidità” e di profondità è molto chiaro, e il riferimento più evidente è a certi lavori di Eno su “Ambient 4 – On land” La mia voce che dichiara con flemma “Deeper”, shiftata verso il basso, fa sembrare il tutto una (auto)citazione.

6. Pedalando sul bordo

Altro brano molto intenso e violento: su un ostinato ossessivo, melodie improbabili e “sciabolate” elettroniche tessono una tela dalle tinte piuttosto forti. Mi ricorda in qualche modo “Free fall” su ‘900.

7. I’ve been white, completely

Un brano che suona un po’ diverso nell’omogeneità dell’opera. Su un tema fisso suonato con forza dal pianoforte, si sovrappone una sorta di “controcanto” fatto con un synth estremamente crudo che sembra accennare melodie casuali.

8. Sulla folla ad un funerale

Brano estremamente violento con synth che sembrano migliaia talvolta addirittura distorti, che a tratti sembrano nascondere furiose percussioni. Non so perchè lo abbia titolato così.

La drammaticità unita al distacco dal coinvolgimento, mi fa venire in mente un drone che sorvola persone affrante. L’approccio mi ricorda “Over soundless forests” su Nel corso del tempo del 1984!

9. Snowy back to home

Anche questo è uno dei miei primi brani con Hybrid: molto dolce, malinconico e intimo, mi fa venire in mente l’inverno con la neve fuori e dentro casa il calore. Ma forse si percepisce anche la solitudine.