Nel corso del tempo (1984)

  1. Correrò per te i cieli
  2. Ricorsi storici
  3. Im laufe der zeit
  4. Waiting for the rain
  5. Three views
  6. Siam rimasti soli
  7. Over soundless forests
  8. Crises wind
  9. Il sentiero

  • Master originale analogico del 9 febbraio 1984 su bobina Maxell XLI da 1/4 di pollice a 19 cmps stereo registrato con un Revox B77 Mk II
  • Prima rimasterizzazione digitale: 26 novembre 2000
  • Definitiva edizione digitale: 15 ottobre 2003

“Ho voluto puntare l’attenzione sulla bellezza dei più piccoli ed apparentemente insignificanti particolari: se, nel bombardamento sensoriale a cui siamo sottoposti ogni giorno, ci soffermassimo con umiltà ad osservare (ascoltare?!) i particolari più minuti, non solo saremmo in grado di capirli: potremmo amarli. Una musica che obbliga all’ascolto attento.”

Composto e registrato secondo questo spirito nell’inverno 1983-84 (un periodo alquanto doloroso per me), con tecnica totalmente analogica ed avvalendomi di riversamenti successivi da cassetta (con Dolby “B”) a bobina e vice-versa, Nel corso del tempo è un’opera omogenea e molto profonda: densa di autoriferimenti e introspezione. Nulla è concesso alla pura estetica della musica: tutto è contenuto e simbolo. E’ un’opera fondamentalmente mistica: alla continua ricerca dell’illuminazione poi impossibile da esprimere.

L’echo tipico del Revox unito all’effetto della tastiera Logan filtrata ed impulsata dall’ADSR dell’Odissey generano un suono pastoso e rimbalzante al tempo stesso: il riferimento ad alcune opere tipiche della psichedelia “cosmica” tedesca è evidente, ma altrettanto evidente è la relazione con il minimalismo americano o con certa musica tantrica orientale.

1. Correrò per te i cieli.

E’ un lungo brano in stile “cosmico” ma molto minimale registrato con la tecnica sopra esposta: tastiera Logan impulsata dal clock interno dell’Odissey che ne controlla il colore e l’ampiezza (per mezzo del filtro in risonanza controllato dal ADSR); il tutto passato dall’eco del Revox opportunamente sincronizzato in modo da ottenere l’effetto di “rimbalzo” da un canale all’altro. Lirismo meditativo e accentuazione del particolare che diventa il tutto. Quasi totalmente manca la melodia.

2. Ricorsi storici.

Brano registrato presso lo studio di Musica Elettronica del Conservatorio G.Verdi di Torino, che avevo personalmente ristrutturato dopo il trasloco fuori dalla sede di piazza Bodoni. La base è costituita da un tape-delay composto da due ARP 2600 ed un ARP Odissey: successivamente è stato sovrainciso il pianoforte e le voci (quasi irriconoscibili). Rappresenta un buon esempio di improvvisazione elettronico a tema e con ampia concessione tonale.

3. Im laufe der zeit. (Nel corso del tempo)

E’ il brano più lungo del disco e più significativo dell’opera. Può apparire alquanto ripetitivo, ma nella musica si scorgono infinite “gocce” di varie melodie: come tutti gli altri brani, e forse più di altri, obbliga all’ascolto attento e concentrato. Ideale in cuffia. Registrato con la stessa tecnica di “Correrò per te i cieli”. Sul finire onde del mare sintetizzate con l’ARP Odissey a voler riportare all’origine delle cose ed al tempo stesso alla loro ineluttabilità. Il senso dello sconforto e della consolazione, dell’inevitabilità del tutto, è palpabile. Sono davvero molto affezionato a questo brano, che rappresenta per me forse l’apice del mio animo mistico.

4. Waiting for the rain.

Nastri rovesciati e rallentati, mischiati “a caso” utilizzando una tecnica simile a quella di Brian Eno per il suo “Music for Airport”: materiale omogeneo lasciato “a comporsi” da solo.

5. Three views.

Solo piano. Tre temi un po’ ripetuti e un po’ mischiati con tanto cuore e poca tecnica pianistica.

6. Siam rimasti soli.

Una semplice melodia di pianoforte e voci (semplici o filtrate da un flanger) sovrapposte secondo uno schema libero simile a quello di “Waiting for the rain”.

7. Over soundless forests.

Ancora un brano con la struttura di “Correrò per te i cieli” e “Im laufe der zeit”. Stessa strumentazione e tipologia di composizione. Il ritmo della base assume un andamento incessante di inseguimento. Chitarre e sintetizzatori a turno a ricamare semplici ed evocative melodie.

8. Crises wind.

Brano articolato e drammatico. Forse quello più “composto” e studiato. Organo, archi filtrati, sintetizzatori: il clima è piuttosto drammatico; il senso è ancora quello dell’ineluttabilità, ma verso la conclusione appaiono luci di speranza e di pura tecnologia… dietro l’angolo un futuro iper tecnologico forse… ma non necessariamente sofferente.

9. Il sentiero.

La catarsi. In questo brano è racchiuso in forma minimale tutto il senso dell’opera. Il brano non è altro che un tratto di “Over soundless forests” suonato a mezza velocità e leggermente filtrato, in modo da ammorbidirne il piglio. L’impossibilità di esprimere il senso di inevitabile. In conclusione l’arrivo dell’illuminazione.

Eppure ho visto tutta questa vastità

eppure ho visto da questo mio sentiero

il cielo

e forse mai con una parola

riuscirò a tradirne il segreto”

(Klaus – 9 settembre 1980)

Opere di riferimento (ispiratrici?):

  • Tangerine Dream – Ricochet
  • Brian Eno – Music for Airport
  • Terry Riley – Persian surgery dervisces
  • Philip Glass – Music in twelve parts
  • Klaus Schulze – Timewind
  • Manuel Gottsching – Inventions for electric guitar

Strumenti utilizzati:

  1. Pianoforte
  2. Voce
  3. ARP Odyssey
  4. ARP 2600 & 3620
  5. EMS AKS Sinty “A”
  6. Logan String Melody II
  7. Korg mod.50
  8. Chitarra classica
  9. Chitarra elettrica
  10. Registratore a cassette Hitachi D90s
  11. Registratori e bobine Revox A-77 MkII

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